IL SITO DI MUSEO SCOOTER
è IN OFFICINA
MA TORNERà PRESTO

Come nasce una passione? Ogni collezionista se lo chiede: chi per un ricordo d’infanzia, chi per un desiderio non soddisfatto, chi per occupare del tempo libero.

Infinite sono le motivazioni che inducono una persona ad iniziare una collezione di qualsiasi genere: dalle farfalle ai tappi di bottiglia, dai trattori ai francobolli, dalle pipe agli Scooter; ed eccoci arrivati alla domanda: perchè proprio la Lambretta e gli scooter?

Nel mio caso è molto difficile rispondere, a mio papà Gianni piacevano le moto ma non andava d’accordo con il suo Galletto della Moto Guzzi, mio fratello Gaetano aveva avuto delle bellissime motociclette

ma mai uno scooter ed io, da ragazzo consideravo lo scooter un sottoprodotto della moto, un mezzo da non considerare.

Ma poi, all’età di 15 anni, succede qualcosa di inspiegabile: la Lambretta entra di prepotenza nel mio DNA condizionando i miei primi 47 anni…

Grazie all’aiuto di mio fratello Gaetano (maggiore di me di 7 anni)comincio la ricerca per acquistarne una e, dopo grandi difficoltà, trovo una 125 LD ’53 a Bormio, da una anziana levatrice; è l’inizio di una grande passione e di un importante progetto: realizzare una completa collezione di Lambretta in tutte le sue varianti.

Mio fratello ed io con pochi intimi amici costituiamo il Clud “Amici del vecchio scooter”, con lo scopo di far riconoscere questo importante mezzo di trasporto e organizzare raduni in tema scooteristico.

In compagnia della mia futura moglie Orietta e dei soci del Club percorro migliaia di chilometri in Italia e all’estero in sella alla mia Lambretta, sempre con grande entusiasmo e passione.

Nel frattempo la collezione continua ad aumentare, la prima Lambretta 125 B nel 1978 e poi la prima 125A con sidecar pagata la bellezza di 500.000 lire alla fine del 1978 (una vera pazzia amorosamente sostenuta da papà Gianni e da mamma Laura). L’attività del neonato Club, unico nel suo genere in Italia, comincia a dare i suoi frutti arrivando a raccogliere la bellezza di 32 iscritti! Contemporaneamente, come un sogno che si avvera, all’età di 19 anni apro la mia officina di restauri scooter e Lambretta; è la prima in Italia e lo rimarrà per molti anni.

Inizialmente il lavoro di restauro non è molto e, per sopravvivere, a malincuore devo accettare anche riparazioni meno blasonate come motorini e falciaerba (!)

Poi, nel giro di pochi anni, man mano che lo scooterismo d’epoca diventa un’importante realtà, riesco a concentrare il lavoro solo sul settore dello scooterismo storico.

Nel frattempo, parallelamente all’acquisto di esemplari per la collezione, mi dedico alla ricerca di tutto il patrimonio storico cartaceo inerente allo scooter: cataloghi, depliant, disegni, fotografie e film.

Tra i ritrovamenti più importanti merita sicuramente uno spazio l’acquisizione dell’archivio storico Innocenti. Tutto nasce dall’informazione di un amico che aveva visto delle lambrette all’interno di uno stabile abbandonato vicino alla Innocenti.

Dopo le opportune indagini vengo a sapere che l’edificio è di proprietà della famiglia innocenti e cerco quindi di contattarla.(..) Dopo ennesimi tentativi le porte si aprono e riesco finalmente a vedere il tesoro: varie lLmabretta prototipi, modelli unici, disegni costruttivi,film e tutto quello che un collezionista può immaginare… abbandonato da anni con quello strato di polvere che tanto piace agli appassionati.(..)

Grazie al Lambretta Club vengo a conoscere più direttamente i lambrettisti sparsi per il mondo: dall’Australia all’Argentina, dall’Inghilterra al Giappone; queste conoscenze mi permettono di avere più opportunità nella ricerca di scooter particolari e rari come l’Honda Juno K, il Salsbury Motor Glide o il Morin Scootavia.

Nel 2001 finalmente la svolta! Il Comune di Rodano, nella persona del Sindaco Sig. Marazzi e dell’assessore alla cultura Sig.ra Ponissi, promuove la creazione di un museo permanente dello scooter dandomi a disposizione una grande sala di un edificio comunale.

Il successo è immediato e centinaia di persone visitano questa importante mostra tematica

Galvanizzati dalla benevola accoglienza del pubblico, Sindaco e Assessori del Comune di Rodano decidono di costruire un edificio specifico per contenere con ampi spazi tutta la collezione: con una superficie di oltre 400 mq. la nuova sede è ufficialmente inaugurata il 21 gennaio 2006 alla presenza di tutte le autorità locali e del presidente della Commissione Motoveicoli ASI Mauro Pasotti.

Attualmente fa parte del Circuito Musei di Impresa della Provincia di Milano “Milano Città del Progetto” a cui aderiscono musei di importanza nazionale come Alfa Romeo, Kartell e Zucchi.

Nella sua veste definitiva il museo è disposto a settori: il primo raggruppa i veicoli prodotti fino alla II guerra mondiale, il secondo gli scooter costruiti dal 1945 al 1972, il terzo la produzione Innocenti e il quarto i modelli Vespa più rappresentativi. In totale sono esposti 117 veicoli, alcuni conservati altri restaurati.

Il settore Lambretta contempla anche l’archivio storico Innocenti che è costituito da: oltre 5000 negativi fotografici, 45 film pubblicitari, tutta la serie di disegni costruttivi originali, i cataloghi ed i depliant dell’epoca. Tutto il materiale cartaceo, a causa della sua delicatezza, è visibile solo su richiesta del visitatore. mentre la maggior parte dei film sono già stati trasferiti su CD per una più facile consultazione.

Grazie alle generose donazioni di vecchi dipendenti Innocenti e loro amici, oggi il museo è diventato anche un punto di riferimento per tutta la storia dello stabilimento Innocenti (autoveicoli, meccanica pesante,motoveicoli). Non passa settimana che qualche persona che desideri contribuire alla raccolta regalando preziosi reperti o piccoli ricordi del grande stabilimento Innocenti.

Ed è con immenso piacere che desidero ringraziare tutte quelle persone che hanno contribuito e contribuiranno a completare la memoria storica Innocenti con le loro donazioni e i loro ricordi, sicuri che questo materiale servirà a far felici i lambrettisti di tutto il mondo.

Tratto da il Volume: Museo Scooter & Lambretta

Come nasce una passione? Ogni collezionista se lo chiede: chi per un ricordo d’infanzia, chi per un desiderio non soddisfatto, chi per occupare del tempo libero.

Infinite sono le motivazioni che inducono una persona ad iniziare una collezione di qualsiasi genere: dalle farfalle ai tappi di bottiglia, dai trattori ai francobolli, dalle pipe agli Scooter; ed eccoci arrivati alla domanda: perchè proprio la Lambretta e gli scooter?

Nel mio caso è molto difficile rispondere, a mio papà Gianni piacevano le moto ma non andava d’accordo  con  il  suo  Galletto  della Moto Guzzi,

mio fratello Gaetano aveva avuto delle bellissime motociclette ma mai uno scooter ed io, da ragazzo consideravo lo scooter un sottoprodotto della moto, un mezzo da non considerare.

Ma poi, all’età di 15 anni, succede qualcosa di inspiegabile: la Lambretta entra di prepotenza nel mio DNA condizionando i miei primi 47 anni…

Grazie all’aiuto di mio fratello Gaetano (maggiore di me di 7 anni)comincio la ricerca per acquistarne una e, dopo grandi difficoltà, trovo una 125 LD ’53 a Bormio, da una anziana levatrice; è l’inizio di una grande passione e di un importante progetto: realizzare una completa collezione di Lambretta in tutte le sue varianti.

Mio fratello ed io con pochi intimi amici costituiamo il Clud “Amici del vecchio scooter”, con lo scopo di far riconoscere questo importante mezzo di trasporto e organizzare raduni in tema scooteristico.

In compagnia della mia futura moglie Orietta e dei soci del Club percorro migliaia di chilometri in Italia e all’estero in sella alla mia Lambretta, sempre con grande entusiasmo e passione.

Nel frattempo la collezione continua ad aumentare, la prima Lambretta 125 B nel 1978 e poi la prima 125A con sidecar pagata la bellezza di 500.000 lire alla fine del 1978 (una vera pazzia amorosamente sostenuta da papà Gianni e da mamma Laura). L’attività del neonato Club, unico nel suo genere in Italia, comincia a dare i suoi frutti arrivando a raccogliere la bellezza di 32 iscritti! Contemporaneamente, come un sogno che si avvera, all’età di 19 anni apro la mia officina di restauri scooter e Lambretta; è la prima in Italia e lo rimarrà per molti anni.

Inizialmente il lavoro di restauro non è molto e, per sopravvivere, a malincuore devo accettare anche riparazioni meno blasonate come motorini e falciaerba (!)

Poi, nel giro di pochi anni, man mano che lo scooterismo d’epoca diventa un’importante realtà, riesco a concentrare il lavoro solo sul settore dello scooterismo storico.

Nel frattempo, parallelamente all’acquisto di esemplari per la collezione, mi dedico alla ricerca di tutto il patrimonio storico cartaceo inerente allo scooter: cataloghi, depliant, disegni, fotografie e film.

Tra i ritrovamenti più importanti merita sicuramente uno spazio l’acquisizione dell’archivio storico Innocenti. Tutto nasce dall’informazione di un amico che aveva visto delle lambrette all’interno di uno stabile abbandonato vicino alla Innocenti.

Dopo le opportune indagini vengo a sapere che l’edificio è di proprietà della famiglia innocenti e cerco quindi di contattarla.(..) Dopo ennesimi tentativi le porte si aprono e riesco finalmente a vedere il tesoro: varie lLmabretta prototipi, modelli unici, disegni costruttivi,film e tutto quello che un collezionista può immaginare… abbandonato da anni con quello strato di polvere che tanto piace agli appassionati.(..)

Grazie al Lambretta Club vengo a conoscere più direttamente i lambrettisti sparsi per il mondo: dall’Australia all’Argentina, dall’Inghilterra al Giappone; queste conoscenze mi permettono di avere più opportunità nella ricerca di scooter particolari e rari come l’Honda Juno K, il Salsbury Motor Glide o il Morin Scootavia.

Nel 2001 finalmente la svolta! Il Comune di Rodano, nella persona del Sindaco Sig. Marazzi e dell’assessore alla cultura Sig.ra Ponissi, promuove la creazione di un museo permanente dello scooter dandomi a disposizione una grande sala di un edificio comunale.

Il successo è immediato e centinaia di persone visitano questa importante mostra tematica

Galvanizzati dalla benevola accoglienza del pubblico, Sindaco e Assessori del Comune di Rodano decidono di costruire un edificio specifico per contenere con ampi spazi tutta la collezione: con una superficie di oltre 400 mq. la nuova sede è ufficialmente inaugurata il 21 gennaio 2006 alla presenza di tutte le autorità locali e del presidente della Commissione Motoveicoli ASI Mauro Pasotti.

Attualmente fa parte del Circuito Musei di Impresa della Provincia di Milano “Milano Città del Progetto” a cui aderiscono musei di importanza nazionale come Alfa Romeo, Kartell e Zucchi.

Nella sua veste definitiva il museo è disposto a settori: il primo raggruppa i veicoli prodotti fino alla II guerra mondiale, il secondo gli scooter costruiti dal 1945 al 1972, il terzo la produzione Innocenti e il quarto i modelli Vespa più rappresentativi. In totale sono esposti 117 veicoli, alcuni conservati altri restaurati.

Il settore Lambretta contempla anche l’archivio storico Innocenti che è costituito da: oltre 5000 negativi fotografici, 45 film pubblicitari, tutta la serie di disegni costruttivi originali, i cataloghi ed i depliant dell’epoca. Tutto il materiale cartaceo, a causa della sua delicatezza, è visibile solo su richiesta del visitatore. mentre la maggior parte dei film sono già stati trasferiti su CD per una più facile consultazione.

Grazie alle generose donazioni di vecchi dipendenti Innocenti e loro amici, oggi il museo è diventato anche un punto di riferimento per tutta la storia dello stabilimento Innocenti (autoveicoli, meccanica pesante,motoveicoli). Non passa settimana che qualche persona che desideri contribuire alla raccolta regalando preziosi reperti o piccoli ricordi del grande stabilimento Innocenti.

Ed è con immenso piacere che desidero ringraziare tutte quelle persone che hanno contribuito e contribuiranno a completare la memoria storica Innocenti con le loro donazioni e i loro ricordi, sicuri che questo materiale servirà a far felici i lambrettisti di tutto il mondo.

Tratto da il Volume: Museo Scooter & Lambretta

Come nasce una passione? Ogni collezionista se lo chiede: chi per un ricordo d’infanzia, chi per un desiderio non soddisfatto, chi per occupare del tempo libero.

Infinite sono le motivazioni che inducono una persona ad iniziare una collezione di qualsiasi genere: dalle farfalle ai tappi di bottiglia, dai trattori ai francobolli, dalle pipe agli Scooter; ed eccoci arrivati alla domanda: perchè proprio la Lambretta e gli scooter?

Nel mio caso è molto difficile rispondere, a mio papà Gianni piacevano le moto ma non andava d’accordo con il suo Galletto della Moto Guzzi, mio fratello Gaetano aveva avuto delle bellissime motociclette ma mai uno scooter ed io, da ragazzo consideravo lo scooter un sottoprodotto della moto, un mezzo da non considerare.

Ma poi, all’età di 15 anni, succede qualcosa di inspiegabile: la Lambretta entra di prepotenza nel mio DNA condizionando i miei primi 47 anni…

Grazie all’aiuto di mio fratello Gaetano (maggiore di me di 7 anni)comincio la ricerca per acquistarne una e, dopo grandi difficoltà, trovo una 125 LD ’53 a Bormio, da una anziana levatrice; è l’inizio di una grande passione e di un importante progetto: realizzare una completa collezione di Lambretta in tutte le sue varianti.

Mio fratello ed io con pochi intimi amici costituiamo il Clud “Amici del vecchio scooter”, con lo scopo di far riconoscere questo importante mezzo di trasporto e organizzare raduni in tema scooteristico.

In compagnia della mia futura moglie Orietta e dei soci del Club percorro migliaia di chilometri in Italia e all’estero in sella alla mia Lambretta, sempre con grande entusiasmo e passione.

Nel frattempo la collezione continua ad aumentare, la prima Lambretta 125 B nel 1978 e poi la prima 125A con sidecar pagata la bellezza di 500.000 lire alla fine del 1978 (una vera pazzia amorosamente sostenuta da papà Gianni e da mamma Laura). L’attività del neonato Club, unico nel suo genere in Italia, comincia a dare i suoi frutti arrivando a raccogliere la bellezza di 32 iscritti! Contemporaneamente, come un sogno che si avvera, all’età di 19 anni apro la mia officina di restauri scooter e Lambretta; è la prima in Italia e lo rimarrà per molti anni.

Inizialmente il lavoro di restauro non è molto e, per sopravvivere, a malincuore devo accettare anche riparazioni meno blasonate come motorini e falciaerba (!)

Poi, nel giro di pochi anni, man mano che lo scooterismo d’epoca diventa un’importante realtà, riesco a concentrare il lavoro solo sul settore dello scooterismo storico.

Nel frattempo, parallelamente all’acquisto di esemplari per la collezione, mi dedico alla ricerca di tutto il patrimonio storico cartaceo inerente allo scooter: cataloghi, depliant, disegni, fotografie e film.

Tra i ritrovamenti più importanti merita sicuramente uno spazio l’acquisizione dell’archivio storico Innocenti. Tutto nasce dall’informazione di un amico che aveva visto delle lambrette all’interno di uno stabile abbandonato vicino alla Innocenti.

Dopo le opportune indagini vengo a sapere che l’edificio è di proprietà della famiglia innocenti e cerco quindi di contattarla.(..) Dopo ennesimi tentativi le porte si aprono e riesco finalmente a vedere il tesoro: varie lLmabretta prototipi, modelli unici, disegni costruttivi,film e tutto quello che un collezionista può immaginare… abbandonato da anni con quello strato di polvere che tanto piace agli appassionati.(..)

Grazie al Lambretta Club vengo a conoscere più direttamente i lambrettisti sparsi per il mondo: dall’Australia all’Argentina, dall’Inghilterra al Giappone; queste conoscenze mi permettono di avere più opportunità nella ricerca di scooter particolari e rari come l’Honda Juno K, il Salsbury Motor Glide o il Morin Scootavia.

Nel 2001 finalmente la svolta! Il Comune di Rodano, nella persona del Sindaco Sig. Marazzi e dell’assessore alla cultura Sig.ra Ponissi, promuove la creazione di un museo permanente dello scooter dandomi a disposizione una grande sala di un edificio comunale.

Il successo è immediato e centinaia di persone visitano questa importante mostra tematica

Galvanizzati dalla benevola accoglienza del pubblico, Sindaco e Assessori del Comune di Rodano decidono di costruire un edificio specifico per contenere con ampi spazi tutta la collezione: con una superficie di oltre 400 mq. la nuova sede è ufficialmente inaugurata il 21 gennaio 2006 alla presenza di tutte le autorità locali e del presidente della Commissione Motoveicoli ASI Mauro Pasotti.

Attualmente fa parte del Circuito Musei di Impresa della Provincia di Milano “Milano Città del Progetto” a cui aderiscono musei di importanza nazionale come Alfa Romeo, Kartell e Zucchi.

Nella sua veste definitiva il museo è disposto a settori: il primo raggruppa i veicoli prodotti fino alla II guerra mondiale, il secondo gli scooter costruiti dal 1945 al 1972, il terzo la produzione Innocenti e il quarto i modelli Vespa più rappresentativi. In totale sono esposti 117 veicoli, alcuni conservati altri restaurati.

Il settore Lambretta contempla anche l’archivio storico Innocenti che è costituito da: oltre 5000 negativi fotografici, 45 film pubblicitari, tutta la serie di disegni costruttivi originali, i cataloghi ed i depliant dell’epoca. Tutto il materiale cartaceo, a causa della sua delicatezza, è visibile solo su richiesta del visitatore. mentre la maggior parte dei film sono già stati trasferiti su CD per una più facile consultazione.

Grazie alle generose donazioni di vecchi dipendenti Innocenti e loro amici, oggi il museo è diventato anche un punto di riferimento per tutta la storia dello stabilimento Innocenti (autoveicoli, meccanica pesante,motoveicoli). Non passa settimana che qualche persona che desideri contribuire alla raccolta regalando preziosi reperti o piccoli ricordi del grande stabilimento Innocenti.

Ed è con immenso piacere che desidero ringraziare tutte quelle persone che hanno contribuito e contribuiranno a completare la memoria storica Innocenti con le loro donazioni e i loro ricordi, sicuri che questo materiale servirà a far felici i lambrettisti di tutto il mondo.

Tratto da il Volume: Museo Scooter & Lambretta

Nel 1908 nasce in Francia per merito di Georges Gauthier l’Autofauteuil (auto poltrona), primo modello prodotto in serie con le caratteristiche delo scooter: sella a poltroncina, motore con carenatura posizionato sotto la sella, ruote di medio diametro. Riscuote un discreto successo commercilae; pur essendo tecnicamente all’avanguardia si rivela di difficile conduzione per il complicato uso dei comandi.

Dopo pochi anni la produzione è sospesa e nessun altro costruttore di motociclette decide di seguire la via appena iniziata. Solo nel 1915 nasce a New York l’Autoped che, pur ricalcando i principi generale del suo predecessore, si rivela completamente nuovo ed originale.

L’Autoped diventa in breve tempo un grande successo, viene copiato in Inghilterra e in Germania e riesce a diffondere nella vecchia Europa una nuova moda: il Motoscooter!

Nella sola Inghilterra vengono prodotti più di 10 modelli diversi che propongo soluzioni tecniche differenti che riguardano la posizione del motore o il diametro delle ruote. Vale la pena ricordare i più rappresentativi e popolari quali l’ABC Skootamota, l’Autoglider e la pietra miliare Unibus con la carenatura integrale in alluminio.

Verso la metà degli anni ’20 il motorscooter perde gran parte della sua popolarità. Toccherà ancora all’America reinventare lo scooter alla fine del 1935 con il genio di Foster Salsbury che, con semplicità e fantasia, reinterpreta il Concetto di scooter.

Nasce così il Motor Glide, ce farà da capostipite ad una serie interminabile di modelli costruiti in America fino agli anni ’50. Il più diffuso è il Cushman, prodotto dalla omonima fabbrica di motori fissi.

L’innovazione più importante del 1938 è ancora targata Salsbury che inventa la trasmissione automatica con cinghia a pulegge variabili; in pratica lo stesso sistema di trasmissione adottato da tutti gli scooter attuali!

Alle primizie americane, sempre di quegli anni, sono offerte dalla Puddlejumper e dalla Crocker, che realizza uno scooter dalle forme arrotondate che precedono di quasi 10 anni la classica linea della Vespa.

Il primo costruttore in serie di scooter in Italia non è una grande azienda bensì un piccolo artigiano torinese: Vittorio Belmondo.

Questo grande genio italiano progetta nel 1939 presso la Volugrafo (azienda specializzata nei misuratori di serbatoi) un piccolo scooter dalle forme innovative e originali. In un primo tempo viene chiamato semplicemente Volugrafo, poi l’Inng. Belmondo si mette in proprio e realizza il Simat (su licenza Volugrafo) e, infine, produce il Velta, dotato di vari progetti depositati. Prodotto in poche decine di unità /circa 70-80) sarà l’ispiratore del progetto Vespa della Piaggio.

Infatti nel 1944, quando la dirigenza Piaggio, sfollata a Biella, si imbatte in un esemplare di questo piccolo motoveicolo nasce l’idea di costruire uno scooter: il primo prototipo della Vespa, chiamato simpaticamente Paperino, è chiaramente la copia del Velta sia per la forma caratteristica che per la struttura a carrozzeria portante.

Alla fine di Marzo nel 1946 la Piaggio lancia sul mercato la sua Vespa. Purtroppo l’accoglienza è drammaticamente fredda, le riviste motociclistiche non apprezzano l’iniziativa ritenendo la Vespa un “motorino” insignificante e assolutamente inaffidabile. La storia darà ragione al dott. Piaggio e la Vespa diventerà uno dei più importanti e conosciuti prodotti italiani nel mondo.

Ben diversa è la storia della Lambretta che, sebbene messa sul mercato nell’ottobre 1947, ha una gestazione molto lunga che risale addirittura al 1944. Ferdinando Innocenti affida l’idea di costruire un ciclomotore a basso costo per il trasporto popolare all’ing. Pierluigi Torre che, con grande maestria ed ingegno, disegna la Lambretta.

Anche all’estero lo scooter è adottato come mezzo di trasporto popolare: in inghilterra la Gadabout presenta già nel 1946 il suo Swallow, mentre in Giappone, sempre nel 1946, è la Fuji con il suo Rabbit ad essere la capostipite di una serie di fortunati modelli.

Negli anni ’50 lo scooter è il mezzo di trasporto più popolare ed amato, è diffuso in tutta Europa e utilizzato sia dagli uomini che dalle donne. Come però spesso accade, una volta raggiunto l’apice del successo inizia la discesa e così verso la fine degli anni ’50, l’arrivo delle autovetture utilitarie a basso costo cambiano completamente il panorama motoristico europeo.

Alla fine degli anni ’60 l’unico mercato scooteristico in attivo è quello mirato ai giovani quattordicenni; sia la Vespa che la Lambretta si propongono con modelli da 50cc da guidare senza patente. La piaggio, con il suo “Vespino 50”, riesce a conquistarsi le simpatie dei ragazzi mentre la Innocenti non riesce a fare altrettanto e nel 1971 preferisce cessare la produzione della Lambretta e concentrarsi sulla fabbricazione della autovettura Mini su licenza inglese.

Se negli anni ’70 in Europa lo scooter perde buona parte dei suoi sostenitori, in oriente invece aumenta ancora la sua popolarità: è la giapponese Honda ad approfittare di questo grande mercato. Grazie al suo piccolo scooter Cub e Super Cub, la Honda raggiunge un livello di produzione e diffusione record per un solo modello: oltre 20.000.000 di esemplari sono prodtti sino ad oggi di questo intramontabile scooter giapponesi.

Ma lo scooter riesce a prendersi una grande rivincita anche in Europa: dalla metà degli anni ’80 il traffico caotico delle città diventa un problema insuperabile, l’inquinamente raggiunge cifre da record e i tempi di percorrenza salgono vertiginosamente. Cosa c’è di meglio di uno scooter per muoversi con velocità ed economia nel traffico cittadino?

E così nel volgere di pochi anni lo scooter è tornato prepotentemente di moda, grazie anche ai nuovi modelli di grande cilindrata e dimensioni, i cosiddetti “scooteroni”, che hanno saputo coniugare l’esigenza del trasporto individuale al confort e alla praticità dell’automobile.

Non è facile prevedere il futuro, ma penso che nei prossimi anni lo Scooter sarà sempre più protagonista, con eleganza e praticità, sulle strade di tutto il mondo!

Estratto da il Volume: Museo Scooter & Lambretta

Nel 1908 nasce in Francia per merito di Georges Gauthier l’Autofauteuil (auto poltrona), primo modello prodotto in serie con le caratteristiche delo scooter: sella a poltroncina, motore con carenatura posizionato sotto la sella, ruote di medio diametro. Riscuote un discreto successo commercilae; pur essendo tecnicamente all’avanguardia si rivela di difficile conduzione per il complicato uso dei comandi.

Dopo pochi anni la produzione è sospesa e nessun altro costruttore di motociclette decide di  seguire  la  via  appena  iniziata.  Solo  nel 1915

nasce a New York l’Autoped che, pur ricalcando i principi generale del suo predecessore, si rivela completamente nuovo ed originale.

L’Autoped diventa in breve tempo un grande successo, viene copiato in Inghilterra e in Germania e riesce a diffondere nella vecchia Europa una nuova moda: il Motoscooter!

Nella sola Inghilterra vengono prodotti più di 10 modelli diversi che propongo soluzioni tecniche differenti che riguardano la posizione del motore o il diametro delle ruote. Vale la pena ricordare i più rappresentativi e popolari quali l’ABC Skootamota, l’Autoglider e la pietra miliare Unibus con la carenatura integrale in alluminio.

Verso la metà degli anni ’20 il motorscooter perde gran parte della sua popolarità. Toccherà ancora all’America reinventare lo scooter alla fine del 1935 con il genio di Foster Salsbury che, con semplicità e fantasia, reinterpreta il Concetto di scooter.

Nasce così il Motor Glide, ce farà da capostipite ad una serie interminabile di modelli costruiti in America fino agli anni ’50. Il più diffuso è il Cushman, prodotto dalla omonima fabbrica di motori fissi.

L’innovazione più importante del 1938 è ancora targata Salsbury che inventa la trasmissione automatica con cinghia a pulegge variabili; in pratica lo stesso sistema di trasmissione adottato da tutti gli scooter attuali!

Alle primizie americane, sempre di quegli anni, sono offerte dalla Puddlejumper e dalla Crocker, che realizza uno scooter dalle forme arrotondate che precedono di quasi 10 anni la classica linea della Vespa.

Il primo costruttore in serie di scooter in Italia non è una grande azienda bensì un piccolo artigiano torinese: Vittorio Belmondo.

Questo grande genio italiano progetta nel 1939 presso la Volugrafo (azienda specializzata nei misuratori di serbatoi) un piccolo scooter dalle forme innovative e originali. In un primo tempo viene chiamato semplicemente Volugrafo, poi l’Inng. Belmondo si mette in proprio e realizza il Simat (su licenza Volugrafo) e, infine, produce il Velta, dotato di vari progetti depositati. Prodotto in poche decine di unità /circa 70-80) sarà l’ispiratore del progetto Vespa della Piaggio.

Infatti nel 1944, quando la dirigenza Piaggio, sfollata a Biella, si imbatte in un esemplare di questo piccolo motoveicolo nasce l’idea di costruire uno scooter: il primo prototipo della Vespa, chiamato simpaticamente Paperino, è chiaramente la copia del Velta sia per la forma caratteristica che per la struttura a carrozzeria portante.

Alla fine di Marzo nel 1946 la Piaggio lancia sul mercato la sua Vespa. Purtroppo l’accoglienza è drammaticamente fredda, le riviste motociclistiche non apprezzano l’iniziativa ritenendo la Vespa un “motorino” insignificante e assolutamente inaffidabile. La storia darà ragione al dott. Piaggio e la Vespa diventerà uno dei più importanti e conosciuti prodotti italiani nel mondo.

Ben diversa è la storia della Lambretta che, sebbene messa sul mercato nell’ottobre 1947, ha una gestazione molto lunga che risale addirittura al 1944. Ferdinando Innocenti affida l’idea di costruire un ciclomotore a basso costo per il trasporto popolare all’ing. Pierluigi Torre che, con grande maestria ed ingegno, disegna la Lambretta.

Anche all’estero lo scooter è adottato come mezzo di trasporto popolare: in inghilterra la Gadabout presenta già nel 1946 il suo Swallow, mentre in Giappone, sempre nel 1946, è la Fuji con il suo Rabbit ad essere la capostipite di una serie di fortunati modelli.

Negli anni ’50 lo scooter è il mezzo di trasporto più popolare ed amato, è diffuso in tutta Europa e utilizzato sia dagli uomini che dalle donne. Come però spesso accade, una volta raggiunto l’apice del successo inizia la discesa e così verso la fine degli anni ’50, l’arrivo delle autovetture utilitarie a basso costo cambiano completamente il panorama motoristico europeo.

Alla fine degli anni ’60 l’unico mercato scooteristico in attivo è quello mirato ai giovani quattordicenni; sia la Vespa che la Lambretta si propongono con modelli da 50cc da guidare senza patente. La piaggio, con il suo “Vespino 50”, riesce a conquistarsi le simpatie dei ragazzi mentre la Innocenti non riesce a fare altrettanto e nel 1971 preferisce cessare la produzione della Lambretta e concentrarsi sulla fabbricazione della autovettura Mini su licenza inglese.

Se negli anni ’70 in Europa lo scooter perde buona parte dei suoi sostenitori, in oriente invece aumenta ancora la sua popolarità: è la giapponese Honda ad approfittare di questo grande mercato. Grazie al suo piccolo scooter Cub e Super Cub, la Honda raggiunge un livello di produzione e diffusione record per un solo modello: oltre 20.000.000 di esemplari sono prodtti sino ad oggi di questo intramontabile scooter giapponesi.

Ma lo scooter riesce a prendersi una grande rivincita anche in Europa: dalla metà degli anni ’80 il traffico caotico delle città diventa un problema insuperabile, l’inquinamente raggiunge cifre da record e i tempi di percorrenza salgono vertiginosamente. Cosa c’è di meglio di uno scooter per muoversi con velocità ed economia nel traffico cittadino?

E così nel volgere di pochi anni lo scooter è tornato prepotentemente di moda, grazie anche ai nuovi modelli di grande cilindrata e dimensioni, i cosiddetti “scooteroni”, che hanno saputo coniugare l’esigenza del trasporto individuale al confort e alla praticità dell’automobile.

Non è facile prevedere il futuro, ma penso che nei prossimi anni lo Scooter sarà sempre più protagonista, con eleganza e praticità, sulle strade di tutto il mondo!

Estratto da il Volume: Museo Scooter & Lambretta

Nel 1908 nasce in Francia per merito di Georges Gauthier l’Autofauteuil (auto poltrona), primo modello prodotto in serie con le caratteristiche delo scooter: sella a poltroncina, motore con carenatura posizionato sotto la sella, ruote di medio diametro. Riscuote un discreto successo commercilae; pur essendo tecnicamente all’avanguardia si rivela di difficile conduzione per il complicato uso dei comandi.

Dopo pochi anni la produzione è sospesa e nessun altro costruttore di motociclette decide di seguire la via appena iniziata. Solo nel 1915 nasce a New York l’Autoped che, pur ricalcando i principi generale del suo predecessore, si rivela completamente nuovo ed originale.

L’Autoped diventa in breve tempo un grande successo, viene copiato in Inghilterra e in Germania e riesce a diffondere nella vecchia Europa una nuova moda: il Motoscooter!

Nella sola Inghilterra vengono prodotti più di 10 modelli diversi che propongo soluzioni tecniche differenti che riguardano la posizione del motore o il diametro delle ruote. Vale la pena ricordare i più rappresentativi e popolari quali l’ABC Skootamota, l’Autoglider e la pietra miliare Unibus con la carenatura integrale in alluminio.

Verso la metà degli anni ’20 il motorscooter perde gran parte della sua popolarità. Toccherà ancora all’America reinventare lo scooter alla fine del 1935 con il genio di Foster Salsbury che, con semplicità e fantasia, reinterpreta il Concetto di scooter.

Nasce così il Motor Glide, ce farà da capostipite ad una serie interminabile di modelli costruiti in America fino agli anni ’50. Il più diffuso è il Cushman, prodotto dalla omonima fabbrica di motori fissi.

L’innovazione più importante del 1938 è ancora targata Salsbury che inventa la trasmissione automatica con cinghia a pulegge variabili; in pratica lo stesso sistema di trasmissione adottato da tutti gli scooter attuali!

Alle primizie americane, sempre di quegli anni, sono offerte dalla Puddlejumper e dalla Crocker, che realizza uno scooter dalle forme arrotondate che precedono di quasi 10 anni la classica linea della Vespa.

Il primo costruttore in serie di scooter in Italia non è una grande azienda bensì un piccolo artigiano torinese: Vittorio Belmondo.

Questo grande genio italiano progetta nel 1939 presso la Volugrafo (azienda specializzata nei misuratori di serbatoi) un piccolo scooter dalle forme innovative e originali. In un primo tempo viene chiamato semplicemente Volugrafo, poi l’Inng. Belmondo si mette in proprio e realizza il Simat (su licenza Volugrafo) e, infine, produce il Velta, dotato di vari progetti depositati. Prodotto in poche decine di unità /circa 70-80) sarà l’ispiratore del progetto Vespa della Piaggio.

Infatti nel 1944, quando la dirigenza Piaggio, sfollata a Biella, si imbatte in un esemplare di questo piccolo motoveicolo nasce l’idea di costruire uno scooter: il primo prototipo della Vespa, chiamato simpaticamente Paperino, è chiaramente la copia del Velta sia per la forma caratteristica che per la struttura a carrozzeria portante.

Alla fine di Marzo nel 1946 la Piaggio lancia sul mercato la sua Vespa. Purtroppo l’accoglienza è drammaticamente fredda, le riviste motociclistiche non apprezzano l’iniziativa ritenendo la Vespa un “motorino” insignificante e assolutamente inaffidabile. La storia darà ragione al dott. Piaggio e la Vespa diventerà uno dei più importanti e conosciuti prodotti italiani nel mondo.

Ben diversa è la storia della Lambretta che, sebbene messa sul mercato nell’ottobre 1947, ha una gestazione molto lunga che risale addirittura al 1944. Ferdinando Innocenti affida l’idea di costruire un ciclomotore a basso costo per il trasporto popolare all’ing. Pierluigi Torre che, con grande maestria ed ingegno, disegna la Lambretta.

Anche all’estero lo scooter è adottato come mezzo di trasporto popolare: in inghilterra la Gadabout presenta già nel 1946 il suo Swallow, mentre in Giappone, sempre nel 1946, è la Fuji con il suo Rabbit ad essere la capostipite di una serie di fortunati modelli.

Negli anni ’50 lo scooter è il mezzo di trasporto più popolare ed amato, è diffuso in tutta Europa e utilizzato sia dagli uomini che dalle donne. Come però spesso accade, una volta raggiunto l’apice del successo inizia la discesa e così verso la fine degli anni ’50, l’arrivo delle autovetture utilitarie a basso costo cambiano completamente il panorama motoristico europeo.

Alla fine degli anni ’60 l’unico mercato scooteristico in attivo è quello mirato ai giovani quattordicenni; sia la Vespa che la Lambretta si propongono con modelli da 50cc da guidare senza patente. La piaggio, con il suo “Vespino 50”, riesce a conquistarsi le simpatie dei ragazzi mentre la Innocenti non riesce a fare altrettanto e nel 1971 preferisce cessare la produzione della Lambretta e concentrarsi sulla fabbricazione della autovettura Mini su licenza inglese.

Se negli anni ’70 in Europa lo scooter perde buona parte dei suoi sostenitori, in oriente invece aumenta ancora la sua popolarità: è la giapponese Honda ad approfittare di questo grande mercato. Grazie al suo piccolo scooter Cub e Super Cub, la Honda raggiunge un livello di produzione e diffusione record per un solo modello: oltre 20.000.000 di esemplari sono prodtti sino ad oggi di questo intramontabile scooter giapponesi.

Ma lo scooter riesce a prendersi una grande rivincita anche in Europa: dalla metà degli anni ’80 il traffico caotico delle città diventa un problema insuperabile, l’inquinamente raggiunge cifre da record e i tempi di percorrenza salgono vertiginosamente. Cosa c’è di meglio di uno scooter per muoversi con velocità ed economia nel traffico cittadino?

E così nel volgere di pochi anni lo scooter è tornato prepotentemente di moda, grazie anche ai nuovi modelli di grande cilindrata e dimensioni, i cosiddetti “scooteroni”, che hanno saputo coniugare l’esigenza del trasporto individuale al confort e alla praticità dell’automobile.

Non è facile prevedere il futuro, ma penso che nei prossimi anni lo Scooter sarà sempre più protagonista, con eleganza e praticità, sulle strade di tutto il mondo!

Estratto da il Volume: Museo Scooter & Lambretta

LAMBRETTA LUI 50

LAMBRETTA 125 LD

LAMBRETTA CENTO

LAMBRETTA 150 SPECIAL

LAMBRETTA 175 TV3

LAMBRETTA 150 LI IIIs. Sez.

LAMBRETTA 175 TV3 DORATA

LAMBRETTA 150 LD

LAMBRETTA 48

LAMBRETTA 125 LE

LAMBRETTA 125 C CORSA

LAMBRETTA 125 LC

Sono le 20 e 35! Tutti coloro cui può interessare un mezzo meccanico di trasporto hanno oramai preso l’abitudine di attendere alla radio l’annuncio pubblicitario della Lambretta che è puntualissimo alle 20 e 35 su entrambe le reti RAI. Attendono, poverini, per avere sempre maggiori delucidazioni sopra quel veicolo che in un primo tempo venne chiamato l’auto del popolo, forse per una lontana riminescenza alla K d F di buona memoria, la famosa vettura pagata dagli ingenui tedeschi con francobollo mensile ad anni di distanza dalla consegna col bel risultato che sappiamo… ma lasciamo andare e torniamo alla Lambretta.

Nell’intento di servire i lettori con notizie sempre interessanti  ed  inedite  e  ad  evitare  un’attesa  che

minaccia di prolungarsi per mesi, dato il lento ritmo dell’attuale stillicidio di notizie incomplete fornite a suon di tanti biglietti da mille per le vie dell’etere, precisiamo che nello stabilimento di Innocenti a Lambrate, dove lavorano decine di migliaia di operai, è in lavorazione il nuovo veicolo del popolo, uno scooter. Tale scooter avrà un motore due tempi di 125 cc, con cambio a tre velocità, ruote di piccolo diametro ad ampia sezione, sospensione elastica in entrambe le ruote, carrozzeria a vvolgente della massima efficacia protettiva, telaio in tubi (Innocenti è un grande fabbricante di tubi), freni su entrambi le ruote, accensione con volano magnetico che fornirà luce al faro anteriore ed al fanalino posteriore ecc. ecc.

Questo scooter verrà chiamato “Lambretta” essendo nato sulle rive del Lambro ed avendo il carattere di motocicletta, quindi di genere femminile, potrà trasportare comodamente anche due persone ad una velocità aggirantesi su 70 km orari, con un consumo di circa due litri di miscela benzina-olio ogni 100 km.

Come viene assicurato dalla casa il prezzo del nuovo veicolo s’aggirerà poco sopra quello di una buona bicicletta motorizzata, ciò che lascia presumere, oggi, si tratti di una cifra sulle 60-70 mila lire. E’ una cifra bassa che si può misurare sui 2-3 mesi di lavoro d’uno operaio o d’un impiegato modesto, ciò che lascia comprendere le grandi possibilità di sviluppo delle vendite. D’altra parte ci risulta che la ditta Innocenti è decisa ad impiegare nella produzione del suo veicolo per il popolo parecchie centinaia di milioni e gran parte dei suoi grandiosi impianti industriali.

E’ ovvio che con tale grandezza di mezzi un veicolo prodotto in modello unico potrà costare poco e venir costruito in migliaia di esemplari al mese.

Della “Lambretta” varrà costruito anche un’edizione a tre ruote per impieghi commerciali, un furgoncino a motore in parole povere, di portata modesta come si conviene per il trasporto cittadino in sostituzione del vecchio pietoso triciclo a pedali, spesso inumano, sempre troppo lento per le necessità del traffico cittadino. Quindi “Lambretta” per il lavoro, lo svago, il commercio: un nome che sarà benemerito in tutti i campi di attività.

I prototipi sono già stati provati e definiti ed in questi giorni comincerà il lavoro per la preparazione dell’attrezzatura, dopo di che i motoveicoli potranno essere fatti come i tortelli a getto continuo.

Riteniamo di potere, tra qualche settimana, dare notizie più precise essendo già stati invitati a prove per poter corredare le note da fotografie com’è nelle nostra tradizioni. Con le notizie odierne riteniamo d’aver assolto al nostro dovere di informatori e d’aver alleggerito i lettori dall’ansia d’attendere dinnanzi alla domestica radio le fatidiche 20 e 35 per saperne di più.

Da: Motociclismo 9 Gennaio 1947

Sono le 20 e 35! Tutti coloro cui può interessare un mezzo meccanico di trasporto hanno oramai preso l’abitudine di attendere alla radio l’annuncio pubblicitario della Lambretta che è puntualissimo alle 20 e 35 su entrambe le reti RAI. Attendono, poverini, per avere sempre maggiori delucidazioni sopra quel veicolo che in un primo tempo venne chiamato l’auto del popolo, forse per una lontana riminescenza alla K d F di buona memoria, la famosa vettura pagata dagli ingenui tedeschi con francobollo mensile ad anni di distanza dalla consegna col bel risultato che sappiamo… ma lasciamo andare e torniamo alla Lambretta.

Nell’intento di servire i lettori con notizie sempre interessanti  ed  inedite e ad evitare un’attesa  che minaccia di prolungarsi per mesi, dato il lento ritmo dell’attuale stillicidio di notizie incomplete fornite a suon di tanti biglietti da mille per le vie dell’etere, precisiamo che nello stabilimento di Innocenti a Lambrate, dove lavorano decine di migliaia di operai, è in lavorazione il nuovo veicolo del popolo, uno scooter. Tale scooter avrà un motore due tempi di 125 cc, con cambio a tre velocità, ruote di piccolo diametro ad ampia sezione, sospensione elastica in entrambe le ruote, carrozzeria a vvolgente della massima efficacia protettiva, telaio in tubi (Innocenti è un grande fabbricante di tubi), freni su entrambi le ruote, accensione con volano magnetico che fornirà luce al faro anteriore ed al fanalino posteriore ecc. ecc.

Questo scooter verrà chiamato “Lambretta” essendo nato sulle rive del Lambro ed avendo il carattere di motocicletta, quindi di genere femminile, potrà trasportare comodamente anche due persone ad una velocità aggirantesi su 70 km orari, con un consumo di circa due litri di miscela benzina-olio ogni 100 km.

Come viene assicurato dalla casa il prezzo del nuovo veicolo s’aggirerà poco sopra quello di una buona bicicletta motorizzata, ciò che lascia presumere, oggi, si tratti di una cifra sulle 60-70 mila lire. E’ una cifra bassa che si può misurare sui 2-3 mesi di lavoro d’uno operaio o d’un impiegato modesto, ciò che lascia comprendere le grandi possibilità di sviluppo delle vendite. D’altra parte ci risulta che la ditta Innocenti è decisa ad impiegare nella produzione del suo veicolo per il popolo parecchie centinaia di milioni e gran parte dei suoi grandiosi impianti industriali.

E’ ovvio che con tale grandezza di mezzi un veicolo prodotto in modello unico potrà costare poco e venir costruito in migliaia di esemplari al mese.

Della “Lambretta” varrà costruito anche un’edizione a tre ruote per impieghi commerciali, un furgoncino a motore in parole povere, di portata modesta come si conviene per il trasporto cittadino in sostituzione del vecchio pietoso triciclo a pedali, spesso inumano, sempre troppo lento per le necessità del traffico cittadino. Quindi “Lambretta” per il lavoro, lo svago, il commercio: un nome che sarà benemerito in tutti i campi di attività.

I prototipi sono già stati provati e definiti ed in questi giorni comincerà il lavoro per la preparazione dell’attrezzatura, dopo di che i motoveicoli potranno essere fatti come i tortelli a getto continuo.

Riteniamo di potere, tra qualche settimana, dare notizie più precise essendo già stati invitati a prove per poter corredare le note da fotografie com’è nelle nostra tradizioni. Con le notizie odierne riteniamo d’aver assolto al nostro dovere di informatori e d’aver alleggerito i lettori dall’ansia d’attendere dinnanzi alla domestica radio le fatidiche 20 e 35 per saperne di più.

Da: Motociclismo 9 Gennaio 1947

Sono le 20 e 35! Tutti coloro cui può interessare un mezzo meccanico di trasporto hanno oramai preso l’abitudine di attendere alla radio l’annuncio pubblicitario della Lambretta che è puntualissimo alle 20 e 35 su entrambe le reti RAI. Attendono, poverini, per avere sempre maggiori delucidazioni sopra quel veicolo che in un primo tempo venne chiamato l’auto del popolo, forse per una lontana riminescenza alla K d F di buona memoria, la famosa vettura pagata dagli ingenui tedeschi con francobollo mensile ad anni di distanza dalla consegna col bel risultato che sappiamo… ma lasciamo andare e torniamo alla Lambretta.

Nell’intento di servire i lettori con notizie sempre interessanti  ed  inedite e ad evitare un’attesa  che minaccia di prolungarsi per mesi, dato il lento ritmo dell’attuale stillicidio di notizie incomplete fornite a suon di tanti biglietti da mille per le vie dell’etere, precisiamo che nello stabilimento di Innocenti a Lambrate, dove lavorano decine di migliaia di operai, è in lavorazione il nuovo veicolo del popolo, uno scooter. Tale scooter avrà un motore due tempi di 125 cc, con cambio a tre velocità, ruote di piccolo diametro ad ampia sezione, sospensione elastica in entrambe le ruote, carrozzeria a vvolgente della massima efficacia protettiva, telaio in tubi (Innocenti è un grande fabbricante di tubi), freni su entrambi le ruote, accensione con volano magnetico che fornirà luce al faro anteriore ed al fanalino posteriore ecc. ecc.

Questo scooter verrà chiamato “Lambretta” essendo nato sulle rive del Lambro ed avendo il carattere di motocicletta, quindi di genere femminile, potrà trasportare comodamente anche due persone ad una velocità aggirantesi su 70 km orari, con un consumo di circa due litri di miscela benzina-olio ogni 100 km.

Come viene assicurato dalla casa il prezzo del nuovo veicolo s’aggirerà poco sopra quello di una buona bicicletta motorizzata, ciò che lascia presumere, oggi, si tratti di una cifra sulle 60-70 mila lire. E’ una cifra bassa che si può misurare sui 2-3 mesi di lavoro d’uno operaio o d’un impiegato modesto, ciò che lascia comprendere le grandi possibilità di sviluppo delle vendite. D’altra parte ci risulta che la ditta Innocenti è decisa ad impiegare nella produzione del suo veicolo per il popolo parecchie centinaia di milioni e gran parte dei suoi grandiosi impianti industriali.

E’ ovvio che con tale grandezza di mezzi un veicolo prodotto in modello unico potrà costare poco e venir costruito in migliaia di esemplari al mese.

Della “Lambretta” varrà costruito anche un’edizione a tre ruote per impieghi commerciali, un furgoncino a motore in parole povere, di portata modesta come si conviene per il trasporto cittadino in sostituzione del vecchio pietoso triciclo a pedali, spesso inumano, sempre troppo lento per le necessità del traffico cittadino. Quindi “Lambretta” per il lavoro, lo svago, il commercio: un nome che sarà benemerito in tutti i campi di attività.

I prototipi sono già stati provati e definiti ed in questi giorni comincerà il lavoro per la preparazione dell’attrezzatura, dopo di che i motoveicoli potranno essere fatti come i tortelli a getto continuo.

Riteniamo di potere, tra qualche settimana, dare notizie più precise essendo già stati invitati a prove per poter corredare le note da fotografie com’è nelle nostra tradizioni. Con le notizie odierne riteniamo d’aver assolto al nostro dovere di informatori e d’aver alleggerito i lettori dall’ansia d’attendere dinnanzi alla domestica radio le fatidiche 20 e 35 per saperne di più.

Da: Motociclismo 9 Gennaio 1947

LAMBRETTA 125 B SPORT

LAMBRETTA 125 B

LAMBRETTA 125 (M) A

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